Sementor: la quarta edizione è cominciata!

Ebbene, concentrata com’ero a commiserarmi [ahi, me tapina e blablabla!] mi rendo conto solo ora che fino a oggi non ho speso neanche una parola sull’associazione di cui faccio parte ormai da un anno.

Dall’articolo 3 dello statuto, Neu[nòi] – spazio al lavoro “ha finalità di promozione sociale e culturale. I valori ispiranti la sua iniziativa sono il coworking, l’imprenditoria sociale, la sostenibilità ambientale, la cultura e la promozione dell’arte in tutte le sue forme.
Si prefigge di:
- sostenere il territorio, la comunità e favorire lo sviluppo locale attraverso la promozione di cultura, collaborazione professionale, innovazione ed eco-innovazione;
- promuovere modalità e dinamiche di coworking e di collaborazione professionale tra i soci;
- favorire la crescita professionale dei soci in ogni forma e settore;
- offrire servizi e supporto per la realizzazione di progetti degli associati;
- educare la cittadinanza verso i principi della salvaguardia dell’ambiente, dell’eco-sostenibilità e dell’efficienza energetica;
Per la realizzazione del proprio scopo, “neu[nòi] – spazio al lavoro” potrà:
- organizzare convegni, dibattiti, seminari e workshop a favore degli associati e non;
- organizzare eventi formativi e culturali in genere;
- stipulare convenzioni operative con aziende, Enti pubblici ed entità sociali ed economiche al fine di migliorare le opportunità di sviluppo degli associati;
- istituire e gestire sedi operative professionali.
- intraprendere ogni altra attività inerente lo scopo associativo”.

Uno dei progetti più belli, e che mi sta molto a cuore, è Sementor, un percorso gratuito che permette, attraverso un passaggio di conoscenze e competenze tra esperti e non, di trasformare la propria idea in un progetto strutturato. I temi delle edizioni passate sono stati l’information technology, la riapertura di negozi del centro storico palermitano e il turismo. Quella iniziata l’undici di questo mese è dedicata, invece, al verde.
Rispetto alle edizioni precedenti – la prima mi è stata raccontata dal marito che vi ha partecipato, della seconda ho assistito a un incontro dedicato alle testimonianze di valore e all’evento finale, la terza l’ho vissuta un po’ di più ma non quanto avrei voluto – sto vivendo ogni singola fase del progetto, la scelta del tema, le prime riunioni organizzative, la divisione dei compiti, i colloqui conoscitivi, la scelta dei quindici partecipanti e il percorso insieme a loro.
Posso affermare che quest’ultima parte è senza ombra di dubbio il momento più bello e ricco.
Sì, è il momento più bello e ricco perché ti accorgi che in questa terra martoriata, in questa terra di gente che abbassa la testa davanti ai potenti invece di prenderli a calci nel culo, in questa terra di raccomandati e raccomandazioni, in questa terra da cui la gente scappa, sì, c’è chi ancora ha voglia di fare nonostante tutto, di condividere le proprie idee, di mettersi in gioco.

E c’è chi ha bisogno di sentirsi meno solo.

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Momenti, luci e ombre

Quanto ti ho trascurato, povero blog mio.
Mille volte ti ho pensato, mille volte ti ho scacciato!
Però guai se ti ho insultato, tantomeno amareggiato!
Ti ho solo un po’ ignorato, povero blog mio.

Lasciando perdere questi miei versi orrendi, è vero che non mi fermavo di qui da molto tempo, da fine settembre dell’anno passato. E nel 2013 ho scritto solo 9 post: si vede che avevo proprio poco da dire e quel poco non mi andava di dirlo. Oppure ho solo seguito il consiglio di Bukowski?

se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto, non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo. [...]
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
non farlo,
lascia perdere [...]
(E così vorresti fare lo scrittore?, traduzione di Simona Viciani, Guanda, 2009, trovata in Questo è il punto, Francesca Serafini, Laterza 2012)

In questi giorni, poi, mi sono chiesta che cosa farne, di questo blog. Cambiare qualcosa, lasciarlo immutato? Chiuderlo e aprirne un altro?
Potrei forse fargli cambiare rotta, più personale o più professionale?
Potrei chiuderlo e cominciare daccapo, un metaforico nuovo inizio?
No, in effetti non farò nulla di tutto questo. Lo lascerò così perché, semplicemente, riflette quello che sono, il lavoro che ho scelto, quello che mi piace e mi incuriosisce, gli stati d’animo, i momenti di silenzio, i momenti bui. Ecco, forse negli ultimi tempi ho dato troppo spazio ai momenti bui e tralasciato quelli luminosi, di felicità inaspettata e attesa. E forse è venuto il momento di lasciare che entri un po’ di luce.

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Il giorno del traduttore

Dei santi non mi curo ma San Girolamo è l’occasione adatta a ricordare che i libri non si traducono da soli ;)

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Nostalgia di libreria

Prima di tornare a parlare di libri e traduzione – ehm, in effetti in questi ultimi mesi i due argomenti li ho toccati davvero poco, presa com’ero a piangermi addosso – parliamo di librerie. Voi lettori dove fate i vostri acquisti?
Fino a qualche anno fa – diciamo due tre – io compravo soprattutto in libreria. Ah, con quanta nostalgia ricordo i tempi in cui spendevo anche ottanta euro per i libri. Avevo – e ho ancora – le tessere di cinque librerie e riuscivo a usufruire di tutti gli sconti. Compravo libri almeno ogni due settimane, se non meno. Ormai – ahimè – non me lo posso più permettere e dunque compro spesso i libri in versione ebook, che non mi danno la minima soddisfazione ma costano poco, e spesso, pur trovando in libreria i titoli che mi interessano, li compro su Amazon per approfittare degli sconti, seppur piccoli. Ammettiamolo, è una tristezza cosmica. Cosa c’è di più bello che comprarsi quel romanzo ora e subito perché se no poi non lo trovi più e finire per leggerselo dopo anni?
Inoltre andare in libreria ormai mi soddisfa davvero poco. Quando vado in quelle di catena non trovo quasi mai quello che cerco e difficilmente riesco a scartabellare in santa pace, ci sono più gadget che libri e… odio la sistemazione in ordine alfabetico. Sì, mi sta proprio sulle scatole. Ricordo con nostalgia – sì, è già la seconda volta che uso questo sostantivo, la terza se consideriamo anche il titolo del post – una libreria Mondadori vicino casa, in una via centrale della città. Sì, era proprio una Mondadori ma gestita da una cooperativa: dunque in modo diverso da quelle di catena. Era una libreria con pochi fronzoli, pochi gadget – giusto qualche gioco per i più piccoli, cartoline e roba così, nulla di più – e tantissimi libri. Oserei dire che pur essendo più piccola di quella che ne ha preso il posto conteneva molti ma molti più volumi. E questi volumi erano sì sistemati in ordine alfabetico ma erano suddivisi anche per genere e casa editrice, una vera goduria! C’era il ricchissimo e curatissimo reparto bambini/ragazzi, la zona fantasy, la fantascienza, l’informatica, il rosa, il giallo, l’horror, un buon reparto di critica letteraria – in cui trovai alcuni testi critici su Tolkien per la tesi – il reparto classici, e una bella parete con tutte le case editrici più piccole. Mi piaceva andare lì – e per un mese la frequentai ogni giorno come stage finale del master in editoria – perché ogni volta potevo scegliere di guardarmi solo i classici, o solo le piccole case editrici, o solo i libri per ragazzi. In genere trovavo quel che cercavo ma mi piaceva lasciarmi sorprendere da piacevoli scoperte (Una di queste fu Edward Lear, per dire). Poi questa Mondadori chiuse nel 2008 per lasciare spazio a quel mostro di Rinascente che hanno aperto al suo posto, e qualche anno dopo riaprì come Mondadori Multicenter in pieno centro. Ma ormai aveva perso la vecchia magia, lasciandosi fagocitare da pile di libri inutili che oggi occupano tanto spazio prezioso rubato ai libri più belli.  

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Tutte le STRADE portano a…

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… a Roma, dove noi di Strade abbiamo organizzato la nostra assemblea annuale più una giornata di confronto con SLC – con cui abbiamo firmato un protocollo d’intesa a fine dicembre 2012 – su tematiche che ci stanno a cuore come previdenza, assistenza sanitaria e compenso minimo.
Speravo in una maggiore partecipazione perché sia gli argomenti del seminario sia quelli dell’assemblea erano di fondamentale importanza. Ma, ahimè, non eravamo tantissimi. Pazienza, ognuno ha i suoi problemi di organizzazione e non; capisco dunque che non sempre è possibile seguire ciò che si vuole – e pensate se non lo capisco io che sono periferica e squattrinata!
Tra le varie questioni in ballo, di cui non parlerò qui, c’è quella della candidatura alla Segreteria. Molti soci vorrebbero che mi candidassi perché seguo già da vicino le attività sindacali e, a quanto pare, ripongono in me la loro fiducia (oddio, che poi abbiamo fiducia in me non lo so: diciamo che i candidati non sono tanti, ecco, e quindi ci si accontenta di quello che passa il convento, ossia io). Curioso!
Al momento io ripongo scarsissima fiducia nelle mie capacità e ciò mi crea non pochi problemi. Se ne avessi di più e fossi più forte, per esempio, è probabile che accetterei le critiche inutili con più serenità, accogliendole magari con una grassa risata. Ma non ci riesco. Almeno non ancora. Se le cose andassero, almeno cominciassero ad andare, per il verso giusto forse ci riuscirei. Ma da almeno un anno le cose vanno per un verso sbagliato, sbagliatissimo.
E allora che fare? Credo che per colpa di un maledetto e inutile senso del dovere alla fine mi farò avanti.
Ma sarò all’altezza? E riuscirei a sorbirmi quello che già so che mi dovrò sorbire?
Le mie risposte sono no e no.

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Perduta

Avere una corazza è necessario. È necessario per mantenere in salute il corpo e la mente. E quando la corazza non c’è – e più avanti vedremo perché – che succede? Succede che diventi vulnerabile, vulnerabile ai giudizi, alle critiche, alle offese, e ti senti continuamente sotto pressione, continuamente giudicata, continuamente rimproverata. E ti umili anche quando sai di avere ragione, anche quando non hai fatto nulla di male.  E ti senti pesante, pesante nel corpo, pesante nella mente.
Ma come, direte voi, è la corazza che ti appesantisce! No, vi rispondo io, la corazza è pesante solo dall’esterno: quando ce l’hai non la senti più, ti senti leggero e pronto a sfidare il mondo.
E allora perché non ce l’ho la corazza? Che fine ha fatto? L’ho persa, l’ho persa stupidamente, e tutte le mie battaglie per riconquistarla si sono rivelate fallimentari, un buco nell’acqua, nel vino e nella birra. Ho fatto una fatica immane, nel corso di questi anni, per comprarmi quella corazza, pezzo dopo pezzo. E adesso è perduta, perduta come la fiducia che avevo trovato in me, nelle mie capacità, nella mia intelligenza, nella mia forza di volontà.
E quando perdi tutto questo ogni critica fa male, è come un affondo di spada che fa sputare l’anima.
A dire il vero l’anima io l’ho solo vomitata però.

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“Meglio di carta o digitale? Tutti e due!”

Questa volta il titolo del post non è mio ma di Winvaria, software gestionale per librerie e cartolibrerie, di cui si parla qui . Perché l’ho scelto? Perché riassume alla perfezione il mio modo di vedere la questione libri di carta/libri digitali, su cui rifletto ormai da un annetto.
Comincio col dire che il mio lettore ebook, un Sony PRS-T1, l’ho comprato a fine 2011 ma ho cominciato a usarlo con assiduità solo l’anno scorso; nonostante la sua utilità dovevo superare comunque una certa ritrosia. All’inizio lo usavo per scaricare libri gratuiti in inglese, libri fuori diritti, tanto per capirci. A poco a poco ho cominciato ad approfittare delle varie offerte e ormai ci leggo anche libri italiani e inglesi  contemporanei.
Ma veniamo a pro e ai contro di un lettore ebook.
Un lettore, almeno il mio modello, ti permette di segnare quello che più ti interessa, creando quindi un elenco di note legato al libro. In questo modo puoi ritornarci a fine lettura e annotarti da un’altra parte frasi e parole che più ti sono piaciute. Si possono fare ricerche all’interno del testo, comodissimo quando leggi un romanzo ricco di personaggi e non ti ricordi chi è questo tizio che ricompare dopo cento pagine, e quando ti addormenti non rischi di non perdere il segno perché il lettore resta sull’ultima pagina che hai letto. Altro aspetto interessante, soprattutto per la nonfiction, è la possibilità di trovare link cliccabili. I contro: gli ereader non sono il massimo con i PDF. A quanto ho capito quasi tutti i lettori hanno questo problema e anche quando li converti in EPUB non è che si risolva granché. Spesso tutta la formattazione salta e non ci si capisce più nulla dei capoversi. Altro problema, di tipo squisitamente tecnologico, è che il tuo bel lettore può impallarsi quando meno te lo aspetti. A me è capitato qualche volta, per colpa di un PDF – sempre lui ci colpa! – pieno di grafici e immagini, e quando mi succede fanculizzo – passatemi il termine perché è d’uopo – il lettore e passo al cartaceo. Va da sé che in questo caso o cambio libro o, se sto leggendo per lavoro, passo al PC.
I libri di carta non si impallano di certo ma finiscono, almeno i miei, per riempirsi di orecchie che uso per segnalare frasi o parole di mio interesse che in quel momento non mi va di annotarmi; e così, a fine lettura, mi ritrovo a dover rileggere pagine e pagine per andare a ritrovare ciò che volevo segnarmi.
Però non si può certo negare la comodità di comprare un libro con un click e avercelo subito a portata d’occhi anziché dover aspettare l’arrivo del corriere. A questo punto potreste obiettare “ma se non vuoi aspettare vattelo a comprare in libreria”. Se non fosse che cerco libri che in libreria o in biblioteca non trovo quasi mai, soprattutto quelli in lingua originale.
Insomma (ve lo già detto che questa parola mi piace tanto?), io sono assolutamente convinta che la scelta di un mezzo non decreti per forza la morte dell’altro. Credo fermamente che libri di carta e quelli digitali possano convivere in tutta tranquillità, così come convivono in tutta tranquillità radio, TV e Internet. Perché mai dovrei rinunciare a leggere un bel libro di carta? E perché mai dovrei rifiutarmi di leggere un libro digitale?
Viva la carta e viva il digitale!

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