Shopping assistant or translator?

Oggi volevo parlare di un libro che ho divorato in due giorni perché mi ci sono rispecchiata ma la dura realtà mi ha schiacciato con il suo peso ancora una volta (ed io non sono un’acciuga quindi lei deve pesare un bel po’!). Mentre stavo stirando mi arriva una chiamata: è M, l’editor della casa editrice con cui ho appena cominciato a collaborare. Guardo il nome sul cellulare e penso che mi voglia parlare dei primi racconti che gli ho mandato ma… mazzata: l’uscita della raccolta è stata rinviata perché si deve dare la priorità ai libri da spiaggia. Del resto a chi dovrebbero interessare i racconti di un’autrice vittoriana semisconosciuta (va beh, sconosciuta) in Italia? E che sarà mai, direte voi, miei virtuali lettori? Per me è (ecco un uso del verbo essere come predicato verbale!). Si tratta del primissimo passo in un mondo che voglio poter chiamare mio ma che, in questo momento, vedo allontanarsi. Mi verrebbe voglia di arrendermi e di andare a cercare lavoro come commessa (a Palermo non si può mirare più in alto di così: vietatissimo). Allora io, seguendo i consigli degli intrepidi traduttori già inseriti, ho chiesto se, nel frattempo, potevo fare altre proposte ma la casa editrice in questione risente della crisi per cui viene loro difficile lavorare con gli autori inglesi perché le traduzioni non vengono finanziate. Lo so, lo so che tutti hanno avuto le loro difficoltà all’inizio ma perché le cose non possono essere semplici, almeno mediamente semplici?

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2 risposte a Shopping assistant or translator?

  1. chiaradavinci ha detto:

    come dice(va) il mio guru Randy Pausch (cito a memoria) “i muri ci sono perché tu possa capire quanto è importante la meta”. se questo lavoro fosse facile, ci piacerebbe molto meno.

    non mollare.

  2. ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

    Già, è vero.
    Ci vuole tanta pazienza per arrivare dove si vuole. Il tipo di lavoro è già difficile di suo, mettiamoci poi anche questa maledetta crisi mondiale di cui si sta approfittando un po’ troppo (in un altro post mi spiegherò meglio, anche sull’onda delle esperienze qui a Palermo)e la frittata è fatta. Dopo la mazzata iniziale sto cominciando a ragionare a mente fredda e credo proprio che dovrò fare una capatina alle fiere del libro in Italia (magari anche all’estero!!) per rompere le scatole agli editori in prima persona, senza filtri! Magari è l’occasione buona per conoscere te e altri traduttori!

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