Ironia… portami via

Scrivo e cancello. Scrivo e cancello. Comincio a scrivere qualcosa ma poi me ne pento. Non ho il blocco dello scrittore perché non sono una scrittrice: io rubo le parole agli altri, le riporto così come sono, le modifico, le allungo, le accorcio, le fondo… ma non le invento. Scrivo qui qualche pensiero o, meglio, qualche stralcio di pensiero ma non sono brava a inventare, a dare vita a un mondo grazie alle mie parole. Mi sarebbe piaciuto, forse, ma non lo so fare e così lascio che lo facciano altri al posto mio. Il mondo è così pieno di scrittori. Non credo sia necessaria anche la mia presenza.

Un’altra cosa che non so fare, o non so usare, è l’ironia. Amo moltissimo quegli autori capaci di usarla con leggerezza, mi piace coglierla fra le righe ma io non so proprio usarla. Forse perché mi manca la giusta dose di distacco… mi manca, forse, il giusto senso della prospettiva. Sono troppo impantanata per riuscire a ironizzare. Eppure c’è chi riesce a farlo anche trovandosi immerso nel fango. Forse è una dote innata. Io sono troppo teatrale, vittimista e plateale per riuscirci. Ancora non riesco a essere ironica nei confronti di questa città melmosa in cui vivo. Una cara amica ed ex-compagna di scuola che vive a Berlino, ritrovata grazie a Facebook, sembra possedere un’ironia innata: mi piace come sia riuscita a cogliere l’essenza di questa città (potete curiosare qui) e, in generale, mi piace il suo modo di raccontarsi e di raccontare ciò che la circonda. Ecco, un po’ come Joyce: odiava a morte l’Irlanda, e Dublino in particolare, ma la terra d’origine è  protagonista assoluta delle sue opere. Si respira l’Irlanda in ogni sua parola.

Vorrei provare a parlare con ironia di Palermo, scherzare sulle sue strade fetide, sulla gente puzzona e maleducata, sull’olezzo di fogna che si respira ad ogni passo, sulla desolazione che vedo intorno, sul degrado… ma, in questo momento, non ci riesco. Riesco solo a odiare, a odiare con tutto il cuore, a odiare una città che non mi ha dato nulla e non mi darà mai nulla, a odiare una città che starebbe bene in una poesia di Eliott…

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12 risposte a Ironia… portami via

  1. Giusy ha detto:

    Ho letto il tuo post, non ho parole per rasserenarti, ma volevo lasciarti un pensiero perchè tu non ti sentissi sola.
    Non lasciare che il degrado attorno a te ti schiacci.
    un caro saluto
    Giusy

  2. ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

    Grazie🙂

  3. Eliana ha detto:

    Abito e respiro in questa città da circa 16 anni; ha sempre fatto parte di me, che lo volessi oppure no.
    Non sono arrivata ad odiarla davvero perché non ho ancora abbastanza motivi per farlo. Quest’anno frequenterò il terzo anno del liceo, di conseguenza non è ancora ben chiaro cosa farò del mio futuro.
    Non so cosa aspettarmi, per il resto.. Son qua.

    • ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

      Beh, forse non è ancora il momento. Vai ancora a scuola e poi, magari, frequentarai l’università. Ma io, che quest’anno vado per i ventinove, ho visto questa città sgretolarsi sempre di più. Ho visto amici abbandonarla perché qui non ci sono prospettive. A me ha dato tutto quello che poteva, amici, scuola, università. Ma adesso non ha proprio nulla da darmi. Forse, più che un odio verso la città, il mio è un odio nei confronti dei suoi cittadini che la stanno distruggendo.

  4. Eliana ha detto:

    La città in sé è piena di risorse, il problema è che non si può amministrare da sola!
    I cittadini dovrebbero curarla..
    Per farti un esempio, per tutto il centro e più, ci sono diversi cassonetti.. Siamo così lagnusi, ora ci vuole, da non riuscire neanche a buttare un pezzo di carta nel cestino? o.ò
    In molti vedo dipinta la sofferenza, quasi come se smettessero di essere fighi se si comportano da bravi/brave ragazzi/ragazze..

  5. Eliana ha detto:

    “quasi come se smettessero di essere fighi comportandosi..”

  6. ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

    Già… dovremmo cominciare noi stessi. Io non butto nemmeno un chewing gum a terra e i fazzoletti di carta, se non trovo un cestino, me li tengo in tasca. Purtroppo siamo in pochi a farlo. L’idea è che gli spazi comuni non appartengono a nessuno quindi non importa se vengono rovinati. Se invece imparassimo che gli spazi comuni appartengono a tutti, forse qualcosa comincierebbe a cambiare.

    • Eliana ha detto:

      Non so se ti è arrivato il messaggio da parte di Sakura87 per il raduno palermitano che abbiamo pensato di organizzare tra noi anoiibiani🙂
      Spero di potervi incontrate tutti e questo sarebbe un piacevole argomento di conversazione😉

      • ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

        Sì, ho appena letto il messaggio. Non so ancora che impegni ho in quei giorni ma vi farò sapere. Sai, è la settimana in cui il mio ragazzo è in ferie e abbiamo un po’ di cose da sbrigare!😉

  7. Eliana ha detto:

    Capisco🙂 Non ti preoccupare allora, quando puoi facci sapere ^___^

  8. Rosario ha detto:

    Alice, condivido le tue sensazioni. Amare.
    Le mie sono “stemperate” dal sano ottimismo di alcuni amici che, contrariamente a me, riescono ad immaginare sia possibile cambiare qualcosa.
    La città può essere (sommariamente) intesa come l’interazione fra lo spazio fisico e quello sociale. Nella nostra, il secondo è marcio e divora inesorabilmente il primo. Allora il primo perde qualità e si presta, sempre meglio, all’insediamento delle specie parassitarie. E il degrado continua, in una intreccio inestricabile, secondo un circolo virtuoso, che affonda tutto.
    Non abbiamo via di scampo per i prossimi decenni.

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