E SE UN’ALICE NON VI BASTAVA… ECCOVENE ALTRE 11!

Dopo avervi proposto la mia traduzione del capitolo VII di Alice nel paese delle meraviglie, vorrei soffermarmi sui passaggi più ostici da rendere in italiano e su come siano stati tradotti da undici professionisti del settore.

Ecco l’elenco delle traduzioni che prenderò in esame (vi indico titolo, traduttore ed editore):

1)     Il mondo di Alice, Tommaso Giglio, BUR

2)     Alice nel paese delle meraviglie, Lucio Angelini, Einaudi ragazzi

3)     Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie e Al di là dello specchio, Alessandro Ceni, Einaudi tascabili

4)     Alice nel paese delle meraviglie, Aldo Busi, Feltrinelli

5)     Alice nel paese delle meraviglie. Attraverso lo specchio, Milli Graffi, Garzanti

6)     Alice nel paese delle meraviglie (con tanto di erroraccio sulla copertina: CARROL invece di CARROLL), Elda Bossi, Giunti Demetra

7)     Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, Alessandro Serpieri, Marsilio

8)     Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie. Attraverso lo specchio, Masolino D’amico, Mondadori

9)     Alice nel paese delle meraviglie e Attravero lo specchio, Paola Faini, Newton Compton

10)   Alice nel paese delle meraviglie, Emma Cagli, Stampa alternativa (questa è la prima traduzione italiana e risale al 1908)

11)    Alice nel paese delle meraviglie, Carla Muschio, Stampa alternativa

ed ecco i passaggi in questione:

1)     Alice sighed wearily. “I think you might do something better with the time,” she   said, “than wasting it in asking riddles that have no answers.” “If you knew Time as well as I do,” said the Hatter, “you wouldn’t talk about wasting it. It’s him.”

2)     Twinkle, twinkle, little bat!

How I wonder what you are at!

Up above the world you fly

Like a tea-tray in the sky.

3)     “And so these three little sisters – they were learning to draw, you know—-” “What did they draw?” said Alice. […] “Where did they draw the treacle from?” “You can draw water out of a water-well,” said the Hatter; so I should think you could draw treacle out of a treacle-well — eh, stupid?”

4)     “But they were in the well,” Alice said to the Dormouse […] “Of course they were,” said the Dormouse: “well in.”

5)     “And they drew all manner of things […] tha begins with an M, such as mouse-trapa, and the moon, and memory, and muchness – you know you say things are ‘much of a muchness’ – did you ever see a thing as a drawing of a muchness!”

Ed ecco i problemi che ogni singolo passaggio presenta:

1)     Alice, seguendo un modo di pensare razionale, tratta il tempo per quello che effettivamente è, un concetto astratto, mentre il Cappellaio lo tratta come se fosse una persona. Ne deriva che il pronome personale usato da Alice è IT; quello usato dal Cappellaio è HIM. Se in inglese esistono tre generi, sappiamo bene che in italiano ce ne sono soltanto due. Per cui, come fare a mantenere il gioco di parole? La soluzione migliore sembrerebbe quella di forzare l’italiano laddove la traduzione più naturale di “wasting it” sarebbe “perderlo”. Vediamo quindi come hanno agito gli undici traduttori presi in esame.

GIGLIO (BUR): “se tu conoscessi il Tempo come me”, rispose il Cappellaio, “non parleresti di perderlo. È lui che fa così”.

ANGELINI (Einaudi ragazzi): “se tu conoscessi il Tempo bene quanto lo conosco io”, fece il Cappellaio, “non ne parleresti così. Lui è una persona”.

CIONI (Einaudi tascabili): “…esso non andrebbe sprecato ponendo indovinelli che non hanno risposta”. “Se conoscessi il Tempo come lo conosco io”, disse il Cappellaio, “non parleresti di sprecare esso bensì lui”.

BUSI (Feltrinelli): “…invece di gingillarvi con esso facendo indovinelli senza risposta”. “Se tu conoscessi il Tempo come lo conosco io”, disse il Cappellaio, “non parleresti di gingillarti con esso. È un lui, lui”.

GRAFFI (Garzanti): “se tu conoscessi il Tempo come lo conosco io”, replicò il Cappellaio, “non oseresti parlarne con tanta disinvoltura; lui è un signor Tempo”.

BOSSI (Giunti): “mi pare che si possa fare qualcosa di meglio che sciupare il tempo proponendo indovinelli che non hanno risposta”. “Se lei conoscesse il tempo come lo conosco io”, disse il Cappellaio, “non parlerebbe di sciuparlo. Sciupare lui!”

SERPIERI (Marsilio): “…e non trasturllarvi con esso proponendo indovinelli che non trovano risposta”. “Se tu conoscessi il Tempo quanto lo conosco io”, disse il Cappellaio, “non diresti che uno si trastulla con esso. Perché esso è lui”.

D’AMICO (Mondadori): “se tu conoscessi il Tempo come lo conosco io”, disse il Cappellaio, “non ne parleresti con tanta confidenza”.

FAINI (Newton Compton): “se tu conoscessi il Tempo bene quanto me”, la rimproverò il Cappellaio, “non parleresti di sprecarlo, come se fosse una cosa. Perché non lo è”.

CAGLI (Stampa alternativa): “ah, se tu conoscessi il Tempo come lo conosco io!” ribattè il Cappellaio, “scommetto che tu non gli hai mai parlato”.

MUSCHIO (Stampa alternativa): “…e invece esso viene sprecato proponendo indovinelli che non hanno risposta”. “Se tu conoscessi il Tempo come lo conosco io”, osservò il Cappellaio, “non diresti ‘esso’ ma ‘egli’”.

Non mi pare questo il luogo adatto a dilungarmi su ogni singola traduzione (ci sarebbero moltissime osservazioni da fare!) però si possono fare alcune considerazioni: quattro traduttori (vedi CIONI, BUSI, SERPIERI e MUSCHIO) hanno scelto di forzare un po’ la mano (come del resto ho fatto anche io) per mantenersi fedeli all’originale, riproponendo il gioco IT/HIM con un corrispettivo ESSO/LUI. In questo caso, i nostri traduttori si sono spianati la strada introducendo il pronome nella battuta precedente in modo da poterlo riprendere in seguito. In tutti gli altri casi, invece, si assiste ad una reinvenzione del testo, ponendo l’accento sulla sua personalità (GIGLIO), ricordando che si tratta di una persona (ANGELINI, BOSSI, FAINI, CAGLI) o, infine, palrnedone come di qualcuno cui si deve mostrare rispetto (D’AMICO e GRAFFI).

Qual è la soluzione migliore? Beh, se la traduzione ha una sua coerenza interna sono tutte ottime. Se poi cominciamo a porci il solito problema della fedeltà, allora è un altro paio di maniche perché questo è un argomento che, credo, non avrà mai una conclusione. Sul blog di Yako ho letto proprio qualcosa al riguardo. Se “tradisco” il testo per rendergli giustizia e far gustare al lettore lo stesso sapore che aveva l’originale, perché non farlo? Nel caso della battuta sul tempo, ad esempio, la questione fondamentale è che per Alice è un concetto e, come tale, è neutro; per il Cappelaio il Tempo è una persona (nella fattispecie si tratta di un uomo, sia in inglese che in italiano) da trattare con rispetto e di cui parlare nei giusti termini. Mi pare quindi che nessuno abbia calpestato l’opera, almeno in questo frangente!

Voi cosa ne pensate?

Per la discussione degli altri passaggi… TO BE CONTINUED

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24 risposte a E SE UN’ALICE NON VI BASTAVA… ECCOVENE ALTRE 11!

  1. Laura ha detto:

    Le traduzioni mi sembrano tutte “coerenti”: nello scorrere della lettura vanno tutte bene. Certo Tenere il gioco dei pronomi a me sembra più aderente al testo originale: il Tempo si personifica di più, come intendeva – credo – l’autore. Certo il pronome “esso” in effetti in italiano non è poi così usato; forse ad un lettore distratto può sembrare dissonante …
    Nonso; mi sembra una questione da nodo gordiano!

  2. Alessandro ha detto:

    Nella mia profonda ignoranza, tra le traduzioni il più vicino all’originale mi piacciono quelle di Serpieri, Busi e Cioni. Serpieri tra tutte. Le altre non mi piacciono, perchè assumono un significato tutto loro, alternativo a quello originale (secondo il mio unile parere).

  3. ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

    @Laura: non hai tutti i torti! La questione sulla fedeltà o infedeltà al testo è il cardine di tutta la traduzione letteraria. Una traduzione, secondo me, tradisce il testo quando si contraddice. Per fare un esempio. Se nelle versioni che utilizzano il pronome “esso” questo non fosse indicato nella battuta precedente, il risultato sarebbe una traduzione incoerente e, di conseguenza, davvero brutto.

    @Ale: Beh, ognuno ha i suoi gusti però non si può negare che anche le altre versioni siano interessanti e coerenti. Poi, alla fine, si arriva sempre lì: al proprio gusto personale, alla scelta di un aggetivo invece di un altro, di un verbo più specifico invece di uno più generico e così via. L’importante è che la versione italiana risulti coerente e rispettosa.

  4. giulietta ha detto:

    oooooooh Aliciuzza, a me tradurre non piace e non sono nemmeno una professionista, figurati poi in inglese….ma ti auguro di riuscire a poter far quello che ti piace e poterci anche vivere

    • ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

      Beh, io lo spero proprio! Come ti racconto sempre, si tratta di una strada tutta in salita e ci vuole del tempo. Intanto, almeno, mi esercito leggendo molto in inglese e traducendo! 😉

  5. ilaria ha detto:

    Ciao Alice,

    complimenti per la traduzione del VII capitolo, mi piace molto!

    Ti scrivo per sapere dove posso trovare l’analisi dei problemi dei restanti 4 passaggi.

    Ne approfitto per augurarti di sfondare come traduttrice (lo so che è difficile)

    Un abbraccio,

    Ilaria

    • ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

      Ciao Ilaria! Mi fa piacere che ti sia piaciuta la traduzione! Purtroppo ultimamente non ho avuto molto tempo a disposizione per cui non sono ancora riuscita a scrivere nulla sugli altri propblemi che ho citato. Spero di riuscire a farlo al più presto! Magari ci provo oggi! 😉

  6. Francesco ha detto:

    Ciao Alice!
    Anche io ti scrivo per sapere quando continuerai questa interessantissima analisi sui problemi di traduzione di Alice nel Paese delle Meraviglie! Spero al più presto! 😉
    intanto ti auguro buona fortuna per il tuo sogno di fare la traduttrice! Sei davvero brava e lo meriteresti! A presto!

    • ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

      Ciao Francesco,
      grazie!
      Grazie davvero per i tuoi complimenti! Ultimamente non ci avevo più pensato ma spero di farlo al più presto, soprattutto sapendo che queste tematiche interessano a qualcuno! 🙂

  7. adele ha detto:

    Ciao Alice,
    ti ho trovato perché cercavo qualcosa in rete sulle traduzioni di Alice. E vado a scoprire che sei di Palermo come me…
    Anche io mi sono occupata di Alice ai tempi della tesi e continuo ancora adesso. Forse ti può essere utile questo link: http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/la-gran-natica-dellaringa—i-giochi-di-parole-in-alices-adventures-in-wonderland—traduzioni-italiane-a-confronto/677901
    Ciao!

  8. adele ha detto:

    ah, però se posso correggerti, la prima edizione italiana non è della Cagli, ma di Teodorico Pietrocola Rossetti ed è stata pubblicata nel 1872. È stata ristampata in anastatico dalla Dover nel 1972 – mentre in Italia pare che non se la fili più nessuno, ed è un vero peccato :S

    • ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

      Ciao Adele,

      in effetti noi ci conosciamo. Magari non ti ricordi di me ma io sono quella che qualche anno fa ti chiese un po’ di materiale su Alice e da quel momento in poi non ho smesso più di occuparmene!

      Sulla traduzioe di Pietrocola Rossetti hai ragione e infatti mi sto chiedendo perché ho scritto così. Mah! A questo proposito, ecco qui una notizia interessante!

      I “nonsense”di Alice con humour toscano

      LETTERATURA. Un volume in grande formato e fuori commercio corredato dalle opere del pittore contemporaneo Antonio Saliola. Ripubblicata la prima traduzione italiana di Lewis Carroll: è di Teodorico Pietrocola Rossetti, che punta all’effetto, spesso ottimo, senza remore filologiche.

      Si direbbe intraducibile, ma è fra i più tradotti. Di Alice nel paese delle meraviglie, negli ultimi 50-60 anni, si contano una decina di traduzioni. Sarà che ciascun editore vuole la sua (e il libro si vende, a grandi e piccini). Sarà che proprio l’estrema difficoltà del testo stimola ed è una sfida per i traduttori d’ogni tipo – filologici, fedeli, inventivi.
      È un testo che richiede le tre qualità, non solo per la levità e lo humour (non privi di risvolti angoscianti) delle avventure che capitano alla bambina precipitata nel buco del coniglio. Ma perché l’autore, il reverendo un po’ trasgressivo Lewis Carroll, si sbizzarrisce proprio con il linguaggio, i giochi di parole, i doppi sensi e il nonsense. Anche questa parola è quasi intraducibile: “controsenso” non è adeguato, perché il nonsense non solo si ribella al senso comune e lo rigetta, ma si instaura come categoria autonoma; vuole creare un mondo dove le regole della logica come la intendiamo noi non valgono e non vigono più. Unite a questo il fatto che Carroll si scatena in vere e proprie acrobazie della parola, e avrete un quadro pressoché completo delle difficoltà.
      Ebbene, di Alice escono traduzioni in tedesco, francese, svedese già negli anni immediatamente successivi alla sua pubblicazione nel 1865. Si spiega col fatto che le organizzava direttamente l’autore col suo editore Macmillan. Una italiana, la prima, esce nel 1872, tutt’altro che trascurabile, di Teodorico Pietrocola Rossetti, vissuto in ristrettezze a Londra fra il ’51 e il ’56, e poi ritornato in Italia, col quale Carroll ebbe scambi epistolari, e al quale forse dette chiarimenti, indicazioni e consigli. (Pietrocola aveva aggiunto Rossetti al suo cognome in onore del cugino, il poeta e pittore Dante Gabriel Rossetti, famoso a Londra: a casa sua poteva aver conosciuto Carroll.)
      DIRETTAMENTE DALL’INGLESE. Questa versione viene ora ristampata a Vicenza in un grandioso volume fuori commercio di 333 copie, come strenna natalizia, grazie al mecenatismo e alla passione dell’industriale Giancarlo Beltrame, accademico olimpico: Le avventure d’Alice nel paese delle meraviglie. Per Lewis Carrol (sic, e con una elle sola), corredato di suggestivi dipinti a intera o doppia pagina di Antonio Saliola, a cura di Giuseppe Zanasi (2009, cm. 45 x 33, s.i.p. e s.i.pp.). Un’opera preziosa anche per lo studioso, l’anglista, e chi si interessi ai problemi di traduzione.
      È uno dei pochi casi dell’epoca in cui si traduce direttamente dall’inglese e non, come spesso avveniva, dalle traduzioni francesi. È in un magnifico italiano, prezioso e toscaneggiante – poggio, stellóne (per calura), oriuolo, spiritar di paura, codesto e patatrac, ruzzo, tremare a verghe, e simili – con qualche vezzo e civetteria; ma si legge come un testo ottocentesco nella nostra lingua, forse migliore di libri e romanzi che allora andavano per la maggiore.
      Pietrocola non ha dubbi o remore come abbiamo noi, che secondo gli ultimi principi e teorie ci preoccupiamo di rendere il più possibile giustizia agli aspetti linguistici, stilistici e anche fonetici dell’originale, rispettando al massimo le particolarità della cosiddetta lingua di partenza. Come si faceva allora, e fino a 50-60 anni fa, Pietrocola punta invece al massimo sulla lingua d’arrivo. Vuole che il libro si legga, suoni e scorra bene nella nostra lingua, come se le avventure di Alice avvenissero da noi, non nelle brume d’Inghilterra.
      Non solo il ritmo della narrazione e dei dialoghi è scorrevole e veloce – importantissimo per le scene esilaranti e gli episodi comici e stralunati del libro: si va avanti diritto, trascinati da quell’incredibile modo di narrare che aveva Carroll, nel quale ogni sorpresa appare naturale, perchè non si deve avere il tempo di soffermarsi a riflettere. Pietrocola “italianizza” testo e contesto.
      Sui riferimenti, che sono oltretutto importanti per un libro concepito per bambini, non si fa scrupoli, e li trasferisce nei termini a noi comprensibili e apprezzabili d’acchito. Nell’originale c’è una lunga e ingarbugliata storia su Guglielmo il Conquistatore e successori? Pietrocola tira in ballo il Re di Napoli, Oudinot, la Regina di Spagna, il Papa e il Granduca di Toscana. Se là si va, metaforicamente, da Inghilterra in Francia, qui sia va “Dall’Adria alla Dalmazia”; Dante è richiamato al posto di Shakespeare. Le frasi idiomatiche sono quelle nostre: tondo come l’O di Giotto; vale un Perù. E Ghignagatto, per il celebre “Cheshire cat”, che scompare sempre sui rami lasciando il suo sorrisino, è una buona trovata.
      Per una delle filastrocche dell’originale – che sono quasi sempre parodie di poesie a quel tempo famose – ricorre ad una canzone piemontese, Trenta quaranta -; per la parodia di un’altra, nella scena del Cappellaio Matto, introduce l’aria della Lucia di Lammermoor di Donizetti, che diventa “Tu che al ciel spiegasti l’ale”, e viene poi stravolta (le filastrocche, va detto, sono talvolta, ma non sempre, accorciate). Insomma, Pietrocola bada più allo spirito che alla lettera del testo. Mica male anche i proverbi italiani che introduce quasi sempre a proposito: “Tanto cammina sino che arriva”; “Troppo stroppia”; “Chi si assembra s’assembra”.
      LE “TRASPOSIZIONI”. Con i giochi di parole, che non solo costellano, ma costituiscono il testo, se la cava pure bene. Sa di doverli “trasporre” in termini linguistici diversi: porcellino/porcellana, maialino/mandarino, ad esempio; “la tartaruga insegna a tartagliare”, e così via. O li addomestica, quando gli sembrano troppo: il corvo è simile a un coccodrillo (piuttosto che a uno “scrittoio”). O li sposta, come si fa anche oggi, appena prima o dopo di dove sono nell’originale, ove si prestano o riescono meglio. Non male anche l’elenco delle materie studiate a scuola dalla Falsa-Testuggine: Reggere e Stridere, Stoia, Girografia, Disdegno, Passaggio e Frittura all’Occhio, Catino e Gretto. Se non si capisce subito cosa sono, è colpa nostra. Le lezioni, del resto, si chiamano così perché “soffrono lesioni”.
      Solo in pochi casi Pietrocola getta la spugna: tralascia il “Jack-in-the-box”, il fantoccio a molla che esce a sorpresa dalla scatola; taglia la serie quasi impossibile di giochi di parole su “whiting” (nasello, merluzzo), che suscita equivoci sullo sbiancare le scarpe (sott’acqua) di contro al “blacking”, lucidarle con la patina normale o nera. Ma lì sarebbe veramente da perdere la testa.
      Insomma, è una traduzione che non fa rimpiangere quelle più recenti, e ci restituisce un Lewis Carroll come l’avrebbero letto e inteso i suoi contemporanei, capace di suscitare negli italiani di allora e di oggi reazioni simili a quelle che l’originale doveva suscitare negli inglesi.

  9. adele ha detto:

    l’ho trovato anch’io oggi pomeriggio 🙂
    hai letto il commento sotto? è della moglie di Almansi, uno dei traduttori della prima edizione Einaudi (vado a memoria, credo avesse tradotto le poesie) e ci sono i link alla versione on-line… se penso che mi sono dovuta far spedire il libro dall’Inghilterra!
    bene, allora hai fatto la tesi? si può leggere? fammi sapere!

    • Alice ha detto:

      Ho letto il commento proprio ora perché la pagina mi era stata segnalata quando ancora non era stata commentata.

      In realtà non dovevo fare una tesi ma era per il dottorato che, ovviamente, non sto facendo, visto come girano le cose qui.

  10. adele ha detto:

    comprendo perfettamente. e per “qui” si intende tutta l’Italia! ho smesso di provare al sesto tentativo.

    • ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

      Eh sì, mi ricordo che me ne avevi parlato e infatti mi aveva stupito che forse, quasi quasi, nel resto d’Italia va pure peggio…

  11. Gian Battista ha detto:

    Ciao, volevo farti una domanda, l’edizione garzanti http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&CPID=273
    contiene è con testo originale a fronte e note?
    grazie
    ciao..

  12. ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

    Ciao Gian Battista, in questo momento non ho il libro per le mani ma il testo a fronte mi pare che non ci sia (lo trovi però nella versione di Busi). Le note invece ci sono e sono approfondite 🙂

    • Gian Battista ha detto:

      grazie.. peccato che non ci sia il testo a fronte.. le note ho sentito che sono molto buone.. alla fine tanto vale che prendo la garzanti e uno solo in inglese..
      grazie 🙂

  13. Alice ha detto:

    Sì sì, sono davvero ottime! Se hai un minimo di dimestichezza con l’inglese, ti consiglio di leggere Alice in lingua originale prima, per assaporare al meglio la magia di quest’opera. Non leggere contemporaneamente nelle due lingue perché perderesti tutto il piacere della lettura! 🙂

  14. stefano sacchetti ha detto:

    quando fai le analisi degli altri 4 passaggi? le sto aspettando dal 2009… 😛

    • Dreaming Alice ha detto:

      Ciao Stefano! Proprio in questi giorni vorrei rileggere Alice: chissà che non trovi finalmente il tempo per continuare 😉

  15. Loris Cantarelli ha detto:

    ciao Alice e complimenti: da qualche mese sono diventato zio di una Alice… e quindi aspetto con ulteriore ansia tuoi nuovi aggiornamenti 😉 Per intanto, complimenti e non mollare!

    • Dreaming Alice ha detto:

      Ciao Loris! Anzitutto perdonami il ritardo con cui ti rispondo, e tanti auguri per la tua nipotina 🙂
      Grazie mille per i complimenti e a presto,
      Alice

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