Di Saviano

Non sono una fan di Saviano, non sono una sua sostenitrice, non ho mai letto Gomorra (non mi pongo limiti: prima o poi potrei volerlo leggere). E allora perché intitolare un post “Di Saviano”? Perché ho seguito le due prime puntate di “Vieni via con me” e mi sono fatta delle opinioni (non me lo sono sparate dritte in vena, però).Quando guardo Saviano, quando lo ascolto, ecco, a me fa tenerezza. Vi metterete a ridere, lo so, ma non mi interessa. Penso a questo ragazzo della mia generazione (ha solo un anno più di me e scopro pure che è nato lo stesso giorno di una cara amica che non c’è più), un ragazzo che ha visto gli stessi cartoni animati che ho visto io, un ragazzo che avrà ascoltato la mia stessa musica, un ragazzo che si sarà innamorato delle sue coetanee, che a scuola, come tutti, sarà stato preso in giro, un ragazzo con cui condivido uno stesso bagaglio culturale, quello della socità degli anni ’80/’90, e provo tenerezza perché lo vedo un po’ impacciato davanti alla telecamera. Provo tenerezza perché questa notorietà così inaspettata l’ha portato a ricoprire un ruolo che, chissà, magari nemmeno cercava. E allora eccolo lì, sul palco, da solo, a parlare di Falcone, di libertà di stampa, di camorra, di ‘ndrangheta, con un tono un po’ fastidioso di chi si mette lì e pontifica. Eppure questo ragazzo, questo ragazzo che ama la verità, questo ragazzo che non ha una vita normale (e che vita è quando hai una scorta di 7 uomini?), questo ragazzo che mi pare (forse non è così, ma io ci credo alle mie intuizioni) così timido, ieri ha detto:

“ciò che ci spetta come un diritto non chiederlo come un favore”.

E mi sono detta, sì, finalmente qualcuno lo dice che questo è un modo sbagliato di pensare, finalmente qualcuno lo dice che se l’Italia affonda è perché si chiedono favori pure per andare al cesso, che se l’Italia è preda delle mafie, da Nord a Sud (bravo, hai fatto bene a sottolianerlo in modo così netto e deciso) è a causa di questo modo di pensare atavico nell’italiaco abitante. Se combattessimo tutti insieme, insegnanti e metalmeccanici, avvocati e spazzini, immigrati, emigrati, italini, tunisini, sengalesi, architetti e idraulici, guardie forestali e traduttori, se lottassimo tutti insieme per cambiare, prima di tutto, le teste di ognuno di noi, forse sì, forse le cose comincerebbero davvero a prendere una piega diversa.

Grazie, Roberto, per aver dato voce al mio pensiero.

http://www.youtube.com/watch?v=4aCTqEg5Ygc

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2 risposte a Di Saviano

  1. rosarioromano ha detto:

    Alice, non combatteremo tutti assieme sino a quando non avremo fame. Fame di quella vera. Senza metafore.
    Colgo spunto dal tuo commento per condividere un mio pensiero. Con questo governo, più che con altri, i farabutti hanno trovato una rappresentazione pubblica e legittimata di una condotta incivile che pensavano, guarda un po’, potesse essere esercitata soltanto di sotterfugio, di nascosto. Ora si rendono conto che non è così, che tutto il mondo è paese, che se lo fa lui che è più importante di me, possono farlo anche loro che non sono “nessuno”. Del resto, hanno insegnato loro che “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

  2. ilpaesedellemeravigliedialice ha detto:

    Chissà, mi chiedo in questi giorni, le cose cambieranno mai? In questo inizio di anno nuovo, più che augurare qualcosa a me stessa, pensavo a un auguro per noi tutti italiani che ancora siamo inItalia, un augurio per sperare che le cose cambino, una buona volta. Ci vuole davvero una grossa dose di ottimismo per un augurio del genere ma chissà che studenti e operai non riescano a muovere le cose. Staremo a vedere!

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