Una coppia ossessionante e tappi per le orecchie

Eccolo lì, acquattato nell’ombra, in attesa di poter saltare fuori e farsi una grassa risata a mie spese, quel fastidiosissimo senso di inadeguatezza che si fa vedere se  mi sfiora anche solo l’idea di scrivere qualcosa su un libro appena chiuso. E il maledetto è in buona compagnia. Sua sposa è l’ossessione di misurarmi con gli altri, per capire se sono all’altezza o meno. All’altezza di che? Tutto da vedere (mento, so il perché ma lo tengo per me!)

Scrive Fenoglio:

Scrivo per un’infinità di motivi. Per vocazione, anche per continuare un rapporto che un avvenimento e le convenzioni della vita hanno reso altrimenti impossibile, anche per giustificare i miei sedici anni di studi non coronati da laurea, anche per spirito agonistico, anche per restituirmi sensazioni passate; per un’infinità di ragioni, insomma. Non certo per divertimento. Ci faccio una fatica nera. La più facile delle mie pagine esce spensierata da una decina di penosi rifacimenti. Scrivo with a deep distrust and a deeper faith [con una profonda sfiducia e una fede più profonda].

È davvero una fortuna che io non abbia velleità scrittorie. Se volessi raccontare una storia ci metterei la stessa fatica nera di cui parla l’amico Beppe. È già abbastanza l’idea di voler recensire (oddio che parolona, facciamo “commentare”, che mi fa sentire più a mio agio) un libro appena finito di leggere che me ne pento amaramente. Mi prende la frenesia di leggere cose scritte da altri (per altri intendo gente comune, non scrittori, critici e giornalisti), recensioni su Anobii, pagine su blog che seguo, e tanto basta perché quel maledetto senso lì esca dal suo nascondoglio a prendermi in giro, a canzonarmi: “tu non sai scrivere, tu non sai scrivere! Non vorrai dirmi di poterci riuscire! E no vorrai dirmi che magari credi pure che il tuo pensiero, le idee che ti sei fatta su quel libro, coincida con quello che scrivi! Tse, tse!” Ed ecco sua moglie a dargli manforte: “leggi, leggi quello che scrivono gli altri così capirai quanto sei inadeguata. Gli altri sì che sono bravi. E tu? Tu che sai fare? Non sei neanche in grado di dare voce ai tuoi pensieri, non sei capace di dare ai tuoi pensieri una voce, quella giusta per cui esclamare, ‘Sì, è quella lì, è la voce che cercavo. L’ho trovata e me la tengo stretta!'”

Okay, okai, sono inadeguata, soffro della sindrome della misurazione perpetua ma sapete che c’è, cara la mia coppia ossessionante? Potrete sbeffeggiarmi quanto volete ma prima o poi vi metterò a tacere. Ridete? Continuate a ridere? Fate pure: da oggi ho la mia buona scorta di tappi per le orecchie. Non devo far altro che scegliere tra il tipo a) le storie mi piace leggerle e non scriverle; il tipo b) non per questo mi trovo a mio agio con le parole degli altri; il tipo c) un giorno avrò risolto l’equazione pensiero=scrittura.

Fu così che quella coppia fastidiosa fu rigettata nel suo angolo e se vi foste avvinati, non troppo però, da lì avreste sentito uscire solo un flebile piagnucolio.

Si sa, parlare e non essere ascoltati non piace a nessuno ma Alice crede che ogni tanto sia giusto mettere qualcuno a tacere. Per sempre!

Informazioni su Dreaming Alice

Reading. reading and reading
Questa voce è stata pubblicata in Facezie! e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...