Tappi per le orecchie: Lucy di Jamaica Kincaid

(Se vi state chiedendo il perché di questo titolo, non dovete fare altro che leggervi il post precedente🙂 )

Lucy – Jamaica Kincaid – Piccola Biblioteca Adelphi – Traduzione di Andrea Di Gregorio

Quello in cui ci invita a entrare Jamaica Kincaid è un mondo popolato da donne, un mondo raccontato da una giovane donna che si confronta con altre donne, la madre, la datrice di lavoro, l’amica più cara, le amiche della madre e le ragazze della sua età. È un mondo in cui non c’è spazio per gli uomini, pur essendo presenti fisicamente. Non c’è spazio per la loro voce. Una volta tanto l’uomo resta ai margini, l’uomo padre, l’uomo fratello, l’uomo amante, l’uomo traditore (fatto scontato per Lucy, protagonista e voce narrante, secondo cui

gli uomini si comportano sempre così. Quelli che si comportano diversamente sono le eccezioni alla regola […] Tutti sapevano che gli uomini non hanno morale, che non sanno comportarsi, che non sanno trattare la gente. Ecco perché gli uomini amano tanto le leggi: ecco perché avevano dovuto inventare cose del genere – avevano bisogno di una guida.)

Gli uomini, sembra voler dire Jamaica/Lucy vanno presi per quello che sono, dei bambini che hanno bisogno di essere guidati perché altrimenti combinano guai, e per non farsi scoprire cambiano le leggi a loro piacimento. Se lo sguardo riservato agli uomini è piuttosto bonario e indulgente, lo stesso non si può dire per quello quello riservato alle donne, uno sguardo impietoso, che non lascia spazio al perdono. Perché quella di Lucy/Jamaica è sì la storia di una giovane caraibica che fugge dall’ambiente asfittico in cui vive, è sì una storia di formazione e immigrazione, ma prima di tutto è la storia di un tradimento, il tradimento più atroce e doloroso, quello di una madre nei confronti della figlia. È questo ilcentro nevralgico del breve romanzo di Jamaica Kincaid. Le difficoltà di una diciannovenne caraibica che va a vivere come ragazza alla pari a New York ce le aspettiamo (un clima diverso, dei datori di lavoro che all’inizio quasi la compatiscono, la solitudine, la nostalgia del mare azzurro); ci aspettiamo che la nuova esperienza la faccia cambiare (la scoperta dell’amicizia e delle stagioni, l’affetto per le bambine di cui si occupa, la passione per l’arte e la fotografia).

Quello che spiazza, in modo positivo s’intende, è il motivo della fuga di Lucy. Uno spiazzamento doppio si potrebbe anche dire. Lucy non fugge dall’isola soltanto perché odia la madre che la vorrebbe ragazza perbene, dignitosa e con un lavoro da infermiera, ma perché si sente profondamente tradita da lei.

“Perché non perdoni tua madre, qualunque cosa ti abbia fatto? Perché non torni a casa e le dici che la perdoni?” Ogni parola, mentre [Mariah] la pronunciava, spiccava come un’entità separata, scolpita in un materiale solido, qualcosa di amaro e solido. Le sue parole mi ricordarono come avevo iniziato a odiare mia madre, e con il ricordo venne anche un flusso di lacrime che avevano un sapore come fossero state spremute da una pianta di aloe. Non ero figlia unica, ma era come se me ne vergognassi, perché non lo avevo detto a nessuno, neppure a Mariah. Ero stata figlia unica fino all’età di nove anni e poi, nel giro di cinque anni, mia madre aveva avuto tre figli maschi; ogni volta che nasceva un nuovo figlio, mia madre e mio padre si annunciavano con grande serietà che il nuovo figlio sarebbe andato in Inghilterra e avrebbe studiato per diventare dottore o avvocato o qualcuno che avrebbe occupato una posizione importante e influente nella società. Non mi importava che mio padre dicesse queste cose dei figli del suo stesso sesso e mi lasciasse fuori […] Ma mia madre mi conosceva bene, quanto conosceva se stessa; allora anche io credevo che fossimo identiche; e quando vedevo i suoi occhi pieni di lacrime mentre immaginava quanto sarebbe stata orgogliosa delle gesta compiute dai suoi figli, sentivo una spada trapassarmi il cuore, perché non c’era uno scenario simile, una situazione lontanamente paragonabile in cui lei vedesse anche me, l’unica discendente a lei identica.

Da questo momento in poi Lucy comincia la sua opera distruttiva, sforzandosi di non assomigliare alla madre, cercando con tutte le sue forze di non essere come lei vorrebbe. Si ribella al sistema britannico che le fa imparare poesie su fiori che non ha mai visto, si rifiuta di canzare le canzoni che celebrano il dominio dell’Inghilterra ma, soprattutto, si avvicina al sesso quasi come a voler fare uno sgarbo a sua madre che, da fervente cristiana, ha dedicato tutti i suoi sforzi a evitare che sua figlia “diventasse una zoccola”.

Vorrei amare qualcuno tanto da morirne

scrive Lucy sul quaderno che le ha regalato Mariah, sua amica ed ex datrice di lavoro. O forse non riesce ad amare nessuno con la stessa forza con cui ama/odia la madre?

Informazioni su Dreaming Alice

Reading. reading and reading
Questa voce è stata pubblicata in Libri e parole e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...