Di masochismo, aggettivi e divertimenti (o, anche, facezie da traduttore)

Come al solito,
mi capitano periodi di assoluto nulla e periodi in cui si vengono a sovrapporre almeno due o tre cose. Questo è uno di quelli, però mi sono ritargliata uno spazietto per sproloquiare un po’. E dunque eccomi qui a parlare di traduzione (sai che novità, penserete. Sì, lo so che sono noiosa ma books and translation are my life now). Ed ecco alcune riflessioni facete che vorrei condividere col mondo intero (ehi prof che cosa facciamo stasera? Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo, tentare di conquistare il mondo!)

I traduttori, si sa, sono piuttosto masochisti: fanno, facciamo, un lavoro intellettivamente (e sì, ho usato un avverbio in -mente e pure piuttosto lungo) pesante perché spesso ci troviamo davanti dei testi, diciamocelo pure, che fanno proprio cagare. Non contenti di avere sudato sette camicie sui suddetti, sviluppiamo una certa curiosità morbosa: vogliamo sapere che cosa i lettori pensano di questi libri che ci hanno fatto compagnia per mesi, libri che magari noi abbiamo odiato perché i protagonisti erano dei deficienti o perché trattavano di argomenti di cui a noi non ce ne frega un emerito.
E allora che succede? Succede che il traduttore sa due cose: primo, che la sua “creatura” potrebbe essere elogiata o stroncata (ovvio, ovvio, lo so da me); secondo, sa ancora meglio che nel caso in cui il libro venga stroncato, la colpa sarà data a lui. Non che questo sia vero; se il libro è brutto, che cosa ci può fare il povero traduttore che si è fatto il mazzo per tentare di migliorarne almeno la forma? (Eh, no, mi spiace, la sostanza è quella che è e ve la dovete tenere; prendere o lasciare).
Bene, il traduttore sa queste cose però, che diamine!, è ostinato e testardo che neanche un mulo. E allora che fa? Scartebella in rete (e del resto il traduttore è un mago in questo)  per trovare recensioni che parlino delle sue fatiche. Risultato? Se la traduzione “fila” si parla bene dell’autore che è tanto bravo a fare scorrere la sua storia in perfetto italiano (Bene, bravo autore straniero, non sapevo fossi bilingue e avessi studiato l’italiano. E qui ci sarebbe da aprire un’altra parentesi, che sarebbe molto più lunga di questa, sulla brutta abitudine, di chi scrive su blog letterari, riviste, quotidiani e bla bla bla, di non citare quello scemo di traduttore che si è fatto il mazzo anche se il libro era una porcata. Ma questa è una battaglia quasi persa, anche se i traduttori, gli ostinati di cui sopra, non si arrendono mai). Ma se quel bistrattato di traduttore ha fatto un errorino, o se la revisione ha stravolto più o meno tutto, ecc’allà, magia magia, tutti si ricordano che l’autore è straniero e che si tratta di una traduzione. Bene, bravi!
Ed è a questo punto che comincia il vero divertimento: i recensori (vabbe’, non stiamo a sindacare: li chiamo recensori solo per questa volta e poi mi ravvedo, lo giuro) si sbizzarriscono, mettendosi a disquisire di traduzioni tristi, traduzioni scialbe, traduzioni brutte, traduzioni sfilacciate.
Poiché sono dotata di un’immaginazione piuttosto fervida, ho cominciato a pensare a possibili attributi da appioppare alle traduzioni. E se qualcuno, su altri lidi, ha pensato a una traduzione euforica, di contro a quella triste, io mi sono figurata una traduzione ingorda, una traduzione avida e vorace che se ne va in giro a inghiottire recensori. E che ne dite di una traduzione lunatica, che un giorno è in modo e il giorno dopo cambia? E di una traduzione monella, che combina pasticci? O di una traduzione maliziosetta, ammiccante, audace, temeraria?
Insomma, cari voi che volete parlare dei libri che avete letto, ogni tanto vi ricordate che avete davanti una traduzione  ma vi mancano le parole per definirla?
No problem: la signora Fantasia è lì apposta per voi (e almeno fate divertire i piccoli traduttori che, si sa, si accontentano di poco e non sporcano!)

Prima di chiudere, ritorno velocemente su una questione seria: se vi interessa saperne di più sul mancato riconoscimento del traduttore, leggetevi questo articolo della collega Andrea Rényi e magari aiutateci in questa battaglia. Farete cosa gradita al traduttore (come dicevo, ci accontentiamo di poco) e farete sì che la legge sia rispettata.
Sì, avete capito bene: esiste persino una legge che ci tutela, a noi masochisti, la 633 del 1941 con successive modifiche. E, sapete?, il comma 3 dell’articolo 70 della suddetta dice che

“il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta”.

Bene, caro tu che leggi RICORDATI (non che devi morire, non sarò io di certo a ricordartelo) DI CITARE IL TRADUTTORE QUANDO PARLI DI UNA QUALSIASI OPERA TRADOTTA. Grazie 😀

perché altrimenti il sindacato dei traduttori editoriali di cui faccio parte, lo STRADE, ti tira una ciabatta, ovunque tu sia! We are watching you, REMEMBER!

Ok, modalità terrorismo off.

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2 risposte a Di masochismo, aggettivi e divertimenti (o, anche, facezie da traduttore)

  1. Federica ha detto:

    Parole sante, a cui aggiungo due esperienze.
    1. di recente ho letto questa “recensione” a una delle mie creature: “il migliore dei quattro, gran libro per il gran finale della saga che mi ha fatto sognare……..Thanks Nora Roberts!!!!!”
    Avevo una gran voglia di rispondere “prego, cara”… e quel ‘thanks’ lascia intuire che nel suo subconscio forse ha registrato la presenza della sottoscritta. Però, tant’è, sgrunt.
    2. un amico ha tradotto dal cinese un fantasy abbastanza rivoluzionario per i lettori occidentali e un sapientone ha scritto bestialità del tipo “forse è colpa del traduttore (che tra l’altro stimo)” (?!?!?), “il traduttore è troppo giovane” (?!? sarà, ma intanto insegna a Taipei all’università… avrà un minimo di contropalle o no?), “ci vuole uno esperto di cinese e di fantasy”… esperto di cinese?!? il cinese o lo sai o non lo sai, poche balle. E per concludere si lamentava del linguaggio eccessivamente barocco, che naturalmente ha imputato al traduttore.
    Io di fantasy non me ne intendo, però ho la netta sensazione che certi lettori fantasy abbiano l’abitudine di salire in cattedra per dire ad autori/traduttori quel che dovrebbero fare in base a una conoscenza/preparazione/chiamatela-come-volete in materia che credono li autorizzi a dire per forza la loro, sempre e comunque.
    Quello che i lettori continuano a ignorare è che il libro non è un oggetto che compare dal nulla schioccando le dita. Innanzitutto l’editore sceglie di pubblicarlo, e nel caso del fantasy cinese forse è stata una scelta azzardata: se il lettore non è pronto per un testo così fuori dai canoni italiani, forse era meglio non pubblicarlo. Poi, spesso e volentieri, in fase di revisione e bozze compaiono pasticci di varia natura a cui il traduttore non può più metter mano proprio perché queste bozze non ha modo di vederle. Quindi il testo, una volta consegnato dal traduttore, prima della pubblicazione passa come minimo in altre due o tre paia di mani… ma il nome che compare è solo il nostro (salvo rare eccezioni), per cui di chi è la colpa?
    Per questo, quando il tempo a disposizione lo permette, rileggo sempre il libro pubblicato. Una collega mi diceva: “io no, ho paura di trovare degli errori di cui non mi sono resa conto al momento”. No, a costo di darmi nelle randellate sui denti, devo sapere se ci sono degli errori e devo poter identificare un responsabile per quegli errori. Se si tratta di me, mi schiaffeggerò metaforicamente per i prossimi vent’anni (in attesa di potervi finalmente rimediare); e se l’errore è di qualcun altro, mi maledirò per non aver insistito di più per vedere le bozze del libro.
    In ogni caso, la mia coscienza non ne esce alleggerita. Eh sì, masochismo puro.

  2. Dreaming Alice ha detto:

    Ohhhh, ecco Fede, grazie per il tuo bel commento! Le cose vanno dette ovunque ci sia lo spazio per farlo 🙂 Diciamole le cose, non dico a te ma in generale, perché è giusto che il lettore sapppia cosa ci sta dietro a un libro. Noi, nel nostro piccolo, tentiamo di farglielo sapere. Se poi la maggioranza vuole ignorarci, be’, pace all’anima loro. Noi continuiamo a parlare, anche a costo di fare la figura delle zanzare bastarde, oltre a masochismo che ci contraddisitngue 🙂

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