Faccio cose, vedo gente… e porto a casa #1

Da tempo non scrivo di traduzione, e non so il perché. O forse sì. In giro si trovano blog (e libri) scritti da colleghi molto più bravi ed esperti di me che, alla fin fine, scrivo per lo più cazzate, quando ne scrivo. Forse perché in questi ultimi tempi, poi, l’amarezza è stata più della soddisfazione, e quando si è spinti dall’amarezza è difficile parlare del proprio mestiere – quando riesco a esercitarlo – con serenità. Probabilmente avrei scritto dei post noiosamente amari o poco onesti. Insomma, direi che da quasi due anni mi viene difficile scrivere di traduzione, e credo che i motivi siano molteplici. Di parlare ne parlo – anche se con un certo disagio se lo faccio davanti ad altri colleghi, visto che continuo a sentirmi un’intrusa – ma di scriverne non c’è verso: sarà il famoso blocco dello scrittore traduttore!

Ma dicembre è l’ultimo mese sul calendario (nonché mese del mio compleanno) e si sa, quando l’anno nuovo si avvicina una lista di buoni propositi può scappare a chiunque. Eccovi dunque un buon proposito, – gli me/ve li risparmio – tornare a scrivere sul blog con più regolarità, anche di traduzione. E per buon auspicio comincio subito, spiegandovi il titolo di questo post.

Negli ultimi mesi mi è capitato di leggere molte interviste interessanti rilasciate da colleghi che hanno alle spalle dai dieci anni di esperienza a salire. In una di queste una traduttrice che considero un pilastro della mia formazione, Isabella Zani, dice:

Pur temendo di essere fraintesa, vorrei sintetizzare dicendo che questo «non è un mestiere per giovani». Mi spiego: nel suo testo il traduttore deve certo mettere ciò che ha studiato, ma anche ciò che ha letto, visto, sentito, vissuto; e se posso permettermi un giochetto, per vivere bisogna… vivere. Quando mi è capitato di incontrare studenti di traduzione ho sempre raccomandato loro di prepararsi al meglio dal punto di vista accademico, certo, ma anche di non avere fretta di mettersi a tradurre, e fare invece esperienze intellettuali e di vita. Leggere fino allo stremo delle forze, e leggere di tutto senza snobismi; viaggiare più che si può; andare al cinema, guardare la televisione (compresa la pubblicità), sentire la radio, imparare a padroneggiare al massimo la tecnologia digitale per far sì che lavori per noi, interessarsi di musica, arte, politica, scienza. («Leggere fino allo stremo delle forze» l’ho già detto?) Finanziando magari tutto questo impegno con lavori saltuari che possono anche non avere nulla a che fare con traduzioni e libri, ma che mettono in relazione con le persone. (Intervista a Isabella Zani che trovate qui, sul blog della Matita Rossa, un service editoriale che propone il corso Tradurre per l’editoria, condotto da Rossella Monaco e Thais Siciliano).

Leggendo questa parte della sua intervista mi è venuto in mente di dare il via a una rubrica (la prima in assoluto, in genere scrivo solo su ispirazione) in cui racconto quello che faccio e le persone che incontro quando non traduco. Isabella ha ragione da vendere: al traduttore tornano sempre utili le “esperienze intellettuali e di vita”. Può tornare utile una pubblicità vista di sfuggita, può tornare utile un particolare hobby, può tornare utile parlare con persone che lavorano in settori diversi e variegati. L’importante è saper ascoltare e in questo credo di avere una marcia in più: in genere parlo poco e ascolto molto.

Ecco dunque spiegato il titolo del post (e della rubrica): assimilo tutto quello che posso e arricchisco il mio bagaglio, ancora troppo leggero.

A questo punto, prima di lasciarvi, vi racconterò qualcuna delle cose che ho fatto da fine ottobre in avanti. Non temete, sarò velocissima!

Dicevo, fine ottobre, ossia Lucca Comics and Games. Che spettacolo, che emozione trovarsi in un luogo dove i tuoi gusti da nerd/geek trovano terreno fertile, dove non ti guardano strano ma ti fanno i complimenti per la maglietta che indossi! È stato divertente, stancante (provate voi a prendere un treno assaltato da orde di giovani cosplayer e non solo, provate voi a spostarvi da un punto all’altro di Lucca in mezzo a centinaia di migliaia di persone, di cui gran parte ingombranti per via dei costumi), e istruttivo nei momenti in cui potevo rilassarmi e ascoltare i ragazzi che chiacchieravano sul treno e a ogni angolo di strada.
La domenica successiva al weekend del Lucca Comics, tornaai ormai da qualche giorno a Palermo, ho partecipato allo Speed Networking organizzato da neu[nòi], – l’associazione di cui faccio parte – che si basa sullo stesso principio dello Speed Date ma ha lo scopo di mettere in contatto i lavoratori. A me non è servito per creare contatti di lavoro ma è stato interessante, più che altro per capire che tipo di professionisti girano a Palermo, almeno quelli che qui ci vivono ancora.
Nel frattempo, è iniziata la quinta edizione – dedicata questa volta al territorio palermitano – di Sementor, un percorso che permette di spaziare tra più ambiti, dal business plan, al marketing, alla comunicazione e via dicendo.
Ho anche assistito alla finale dello Startup Weekend, e infine ho avuto l’opportunità di raccontare il mio lavoro ai ragazzi che studiano lingua e traduzione francese con il professore Velez all’Università di Palermo, esperienza che mi ha permesso di raccontare il mestiere del traduttore editoriale tenendo i piedi ben piantati per terra (bel mestiere, sì, appassionante, ma…).

Insomma, un modo come un altro per non vivere su una torre d’avorio ma stare a contatto con gli altri, dialogare, ascoltare, imparare cose nuove.

Just be curious!

Informazioni su Dreaming Alice

Reading. reading and reading
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